venerdì 28 maggio 2010

Libri&Vampiri

Mi rendo conto di avere un approccio davvero bulimico con i miei romanzi. Mi lancio su uno, lo abbandono, mi lancio sull’altro, poi torno sul primo ma prima o dopo riprendo il secondo. Posso stare anche diversi giorni senza toccare né l’uno né l’altro (che non vuol dire che non scrivo, vuol dire che scrivo altro). In quei giorni di solito mi concentro sul romanzo di Moona (che ho cacciato su internet gratis: tenerlo nel cassetto non ha senso), e mi chiedo se è un lavoro ben fatto. Quantomeno, se è un lavoro che avrei potuto fare meglio. Di solito mi rispondo che sì, avrei potuto e dovuto fare meglio. Ma ho tagliato il cordone ombelicale, Moona cammina da sola e se con lei ho sbagliato ormai è troppo tardi. Ci sono cuccioli che nascono malati, e il loro destino è quello di riempire la vita della mamma per poco tempo, prima di morire e lasciare la mamma addolorata sì, ma anche impegnata ad allevare altri cuccioli nella speranza di fare meglio. Per ora resto a guardarlo, quel romanzo, e mi chiedo cosa ne sarà di lui. Mi chiedo se devo fare qualcosa. Ma cosa? L’ho scritto, riscritto (4 o 5 volte), mandato a due concorsi (no, non ha vinto) e proposto a due agenzie letterarie (avrò risposta dopo l’estate...forse). Alla fine l’ho dato in pasto a internet, tanto per ingannare l’attesa. Il problema comunque è un altro. Il problema è rispondere alla domanda: “è un romanzo sui vampiri?”

E se pensate che sia una domanda banale, vi sbagliate. E’ la prima cosa che mi chiedono TUTTI quando dico che scribacchio e che ho messo su internet la storia, e io spesso mi trovo in difficoltà nel rispondere. Perché mi trovo in difficoltà? Perché sì, ci sono dei vampiri, ma no, non direi che è un romanzo sui vampiri. Quantomeno, non mi sembra proprio rispecchi il genere di “romanzo sui vampiri” che intende la gente in questo momento. Eppure, un maledetto senso di colpa mi stringe lo stomaco quando tento di rispondere alla domanda. La domanda che mi pongo IO non è se ho scritto un romanzo commerciale, ma se HO VOLUTO scriverlo. Mi sono messa davanti al pc con in mente la scena del suicidio (parte sempre tutto da lì: una scena), ma quello che ne è scaturito è stato influenzato dal “marketing de no’altri”? Onestamente credo di no. Ricordo bene come e quando ho iniziato quel romanzo (che, per inciso, s’intitola Il salvatore di anime): era per un concorso, e doveva essere un racconto. Le dritte per il genere lo dava il comitato di lettura: perciò doveva essere un urban fantasy. Davano il nome della megalopoli (che ovviamente ho cambiato) e alcuni paletti.

Dopo poche pagine scritte mi sono resa conto che non avrei partecipato a quel concorso, che la storia aveva preso una sua strada e che avrebbe proseguito senza rispettare i canoni del regolamento. Ho continuato a scrivere, senza pormi domande sul perché e sul per come. Se non ricordo male (ma non ci scommetterei grosse somme) a quei tempi non era scoppiata la moda Twilight. Ma poi è scoppiata. Ne sono stata investita in quanto scrittrice (o meglio, in quanto persona che ama scrivere)? Mi ha influenzato?

Posso dire con assoluta certezza che Il salvatore di anime sarebbe stato lo stesso romanzo se Stephenie Meyer non fosse approdata in Italia?

Perché io Twilight l’ho letto. E ho letto anche gli altri libri della saga. Alcuni non mi sono piaciuti per niente, alcuni poco e alcuni mi hanno soddisfatta. Perciò, tecnicamente, può essere vero: potrei essere stata influenzata. Non credo però di aver scritto un clone. Allora perché alla domanda “è un libro sui vampiri?” rispondo sempre con un “no, però...” o con un “sì, anche se...”?


PS

qua breve (ma intensa) lista di agenzie letterarie con tanto di prezzi

martedì 25 maggio 2010

I libri abitano qui...

Mi trasferisco! Cioè, trasferisco tutto ciò che riguarda la letteratura in generale, e lo metto qua: www.conparolenostre.it

Il template non è quello definitivo, ma i contenuti ci sono già tutti, e i commenti aperti. La grafica quindi lascia ancora un po' a desiderare ma ci stiamo attivando, è questione di giorni.

In questi lidi resteranno quindi solo le mie paturnie personali, i miei deliri animalisti (solo i deliri, infatti anche le cose serie e importanti animaliste vengono trasferite) e gli episodi di vita quotidiana. Su quel sito abbiamo riposto tanto tempo e dedizione, qualche soldini e non poche speranze. Lì sono scaricabili i romanzi mio e di Jessica: se vi va prendeteli e fatene quello che volete. Se doveste mai leggerli, ci farebbe piacere sapere cosa ne pensate, anche nel caso in cui non vi fossero piaciuti. Li abbiamo messi lì per condividerli: in fondo scrittura è anche questo: comunicazione e condivisione.

Per ora vi saluto!

venerdì 21 maggio 2010

Agenzie letterarie: numeri.

Ho provato. Ho cercato. Ho telefonato. Ho googlato.

Agenzie letterarie che NON chiedono contributi: 2.

Una è la Contrappunto. Ho cercato informazioni, esperienze. Leggono gratis. Per editare vogliono 4000 euro. Poi ti trovano una casa editrice che vuole altri 1500 euro per pubblicarti. Quindi per andare a pari delle spese dovresti vendere 6000 copie. Ci sono esordienti che con Mondadori non le hanno vendute 6000 copie. Devo aggiungere altro?

Dreamfarm. Nessuna esperienza trovata. Finora hanno pubblicato professionisti che direttamente o indirettamente hanno già lavorato nell'editoria a vari livelli. Probabilità che pubblichino una giovane esordiente: poche. Però è ancora presto, sono neonati e io concedo il beneficio del dubbio. Chi vivrà vedrà.

Le altre chiedono soldi. Oppure non accettano esordienti (Nicolazzini ha riferito che stanno valutando un servizio per gli esordienti. Temo sarà a pagamento, ma ancora è presto per dirlo. Agnese Incisa non è ancora stata contattata, provvederò lunedì).

Quindi.

Concorsi: pochi sono affidabili. Ripongo un po' di fiducia nel premio Odissea della Delos (che chiede 50 euro di spese ma regala il libro vincitore e manda una scheda dettagliata di ogni romanzo spedito - che però io, che ho partecipato l'anno scorso, ancora non ho ricevuto)(a pensarci bene, non ho ricevuto nemmeno il romanzo vincitore).

Cosa ci resta? Qualche briciolina, signori. Io sono tuttora convinta che prendere il malloppo e spedirlo alle case editrici sia una poderosa perdita di tempo e denaro. Qualche moschetta bianca (che però nell'editoria ci bazzica) mi assicura che non è così.

Conclusione: non ho ancora capito qual è la strada giusta (senza apostrofo, QUAL E' si scrive senza apostrofo! Perchè su facebook tutti mettono l'apostrofo?).

Una cosa però l'ho capita: se non hai agganci, almeno un po' di culo lo devi avere (inteso come fortuna. Il culo inteso come parte anatomica va accoppiato quantomeno a un paio di tette. Ma credo che almeno in campo editoriale tette e culi non siano indispensabili.)

Mi sono segnata un po' le informazioni raccolte sulle agenzie letterarie. Praticamente ho il listino prezzi: potrei farci un post, ma a cosa servirebbe?

Non è utile sapere a chi NON ci si deve rivolgere, è utile sapere su chi è possibile fare affidamento. E io ancora non lo so.

Sono tentata dalla cara vecchia spedizione del manoscritto. Vorrei credere a chi mi dice che "le case editrici leggono tutti i manoscritti, e lo stesso fanno gli editor", ma è davvero dura. LA cosa positiva è che ho scoperto che con la formula PLICO LIBRI la spedizione del manoscritto è a prezzo molto ridotto (ebbene sì, uno l'ho spedito!). Provare per credere.